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Mus-e e i cappelli come "ponte" tra culture

26 Marzo 2018

Un’idea progettuale sui cappelli come nuova sfida per i laboratori Mus-e. Se n’è parlato a Milano all’interno della fiera dedicata al consumo critico e sostenibile

 

È stata la prima volta di una sorta di salone specifico dedicato al mondo della scuola dentro “Fa la cosa giusta”, fiera nazionale sul consumo critico e gli stili di vita sostenibili tenutasi lo scorso weekend a Milano. “Sfide, la scuola di tutti”, questo il titolo del salone, con seminari, workshop e un’ampia area espositiva dove docenti, dirigenti, studenti, famiglie hanno potuto esplorare le esperienze più significative nel campo delle nuove tecnologie applicate alla didattica, così come le buone pratiche di inclusione e di comunità educanti dove studenti e famiglie possono diventare protagonisti del percorso di apprendimento e di crescita.

In questo contesto far conoscere il lavoro che Mus-e porta avanti da anni nelle scuole d’Italia è stato senz’altro importante e significativo. E quindi venerdì 23 marzo, nel pomeriggio, Rita Costato Costantini, coordinatrice di Mus-e Italia, e Carlo Pagliacci, responsabile dell’ufficio stampa della stessa associazione, hanno raccontato il valore dell’arte e della bellezza come strumenti educativi che il progetto Mus-e persegue nelle classi delle scuole primarie e dell’infanzia. E l’hanno fatto prendendo spunto da una nuova idea laboratoriale dedicata al cappello. Del resto il tema del seminario, su indicazione di Vinicio Ongini, referente per il MIUR dell’Osservatorio sull’integrazione e l’intercultura, era proprio il cappello e la sua funzione di personaggio/strumento “ponte” tra culture e tradizioni diverse.

A parlare di cappelli e personaggi “ponte”, oltre allo stesso Ongini sono intervenute Elena Pasetti, direttrice della Pinacoteca Internazionale dell’età evolutiva Aldo Cibaldi, che ha portato alcuni disegni della ricca raccolta di otre 7.000 pezzi conservati dagli anni ’50 nell’archivio della collezione riportanti immagini di copricapi, e Francesca Frediani, responsabile de La Grande Fabbrica delle Parole, progetto dedicato alla scrittura creativa per le più giovani generazioni cui si accompagnano esperienze laboratoriali come quella dedicata al cappello interpretato proprio come induttore di emozioni e strumento di stimolo alla scrittura. Poi ha preso la parola Carlo Pagliacci che ha illustrato l’idea progettuale che Mus-e vorrebbe adottare sul tema del cappello raccogliendo l’invito alla sperimentazione di Vinicio Ongini: Se una folata di vento… storie di teste e di cappelli, è un percorso formativo/artistico che porterà gli alunni a conoscere il cappello, la sua storia, le sue evoluzioni nel tempo e nello spazio, tra culture e popoli del mondo, e a realizzare il proprio cappello a partire dalla conoscenza del tipo di “testa” che vi sta sotto. La “testa” rappresenta l’identità, che può essere collettiva, come quella di un popolo o di una religione, o individuale, come la storia personale di ciascuno di noi.

“È una proposta che lanciamo alla rete Mus-e, sulla scia dell’esperienza maturata con “Scarpa che ti passa” di qualche anno fa” dichiara Rita Costato Costantini, “solo che stavolta protagonista è il cappello. Si tratta ovviamente di un’idea che discuteremo e perfezioneremo nel confronto con i coordinatori artistici, e che va ad arricchire il panel dei tanti progetti che Mus-e ha in cantiere. Ci è sembrato però che il suggerimento di Ongini andasse colto al volo, proprio per la funzione di “ponte” tra culture che i copricapi possono giocare. E dunque, quale miglior proposta per chi, come noi, si occupa di arte, culture e tradizioni differenti?”

L’obiettivo finale è realizzare una vera e propria “collezione” di cappelli lavorando sulla multidisciplinarietà artistica, garantita per il fatto che i cappelli, oltre ad essere “visibili”, tangibili, quindi disegnati o realizzati praticamente, “guideranno” i movimenti, ad esempio attraverso delle danze, o animeranno i pensieri e le storie dei bambini in filastrocche, racconti, canzoncine. “L’elemento anomalo e, per questo, ulteriormente creativo, sarà il vento che, con una folata, porterà allo scambio dei cappelli e, dunque, ognuno a immedesimarsi nella testa dell’altro…” conclude Pagliacci. Un buon esercizio per tutti, nell’ottica di una miglior comprensione di cosa possa significare confronto e inclusione.